Capo Rodoni, Durazzo

  • Capo Rodoni, Durazzo

Dopo aver visto alcuni reportage tv sui “grandiosi” rinnovamenti delle strade che portano a Capo Rodoni, abbiamo deciso di avventurarci da quelle parti. Le migliorie non sono esattamente “grandiose” ma comunque il tragitto è facilmente percorribile con un’utilitaria. Da Tirana prendiamo l’autostrada in direzione Durazzo superiamo Maminas, Rade, Skafane, Domie, Draç e dopo circa 1h30 arriviamo in località Capo Rodoni.

Dal punto di vista geografico ci troviamo di fronte a un promontorio proteso sul mare per quasi un km, i cui versanti sono delle scenografiche falesie calcaree, che scendono a picco per circa 30 metri. Tutto intorno i fondali sono piuttosto bassi, già sulla Guida Rossa del Touring Club del 1939 si leggeva che Capo Rodoni “è contornato da secche e da scogli, si che bisogna doppiarlo a 2 miglia di distanza”. Facendo un po’ di snorkeling in questi fondali possiamo incontrare le rovine del porto costruito (nonostante le carattestiche della baia non fossero ideali) attorno al 1450 dai principi albanesi  per sfuggire al controllo dei Veneziani a Nord e degli Ottomani a Sud. Insieme al porto nacque negli stessi anni una fortezza che fu la residenza estiva di Skenderberg e della sua famiglia, la quale sarebbe partita da qui nel 1466 con la prima diaspora albanese verso il sud Italia. Verso la metà del ‘500 sorse  in quest’area  il Monastero francescano di Sant’Antonio, oggi unico superstite di un ampio complesso antecedente, che comprendeva altri 3 monasteri: Santa Maria, Santa Anastasia e San Nicola. Nel secolo scorso infine, durante la dittatura, questa zona come gran parte della riviera albanese fu tempestata di bunkers, che qui, diversamente da altri siti, si sono conservati perfettamente, con tanto di schemi e calcoli di gittate raffigurati sulle pareti interne. Attualmente i francescani tutelano la zona, permettendo l’ingresso all’intero parco dietro il pagamento simbolico di 100 leke\0,70 € a vettura! … Ragione in più per visitarlo subito …

 

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